Giovane, Alzati e cammina! - In Breve... - Repubblica dei Ragazzi

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«Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me;
e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Lc 9,48
NVMQVAM DEORSVM DOMINE
"mai in basso, Signore (sempre verso l'alto)"
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Giovane, Alzati e cammina!

Repubblica dei Ragazzi
Pubblicato da in Approfondimenti ·
Come ogni anno il Palio si è concluso lanciando un messaggio alla gioventù
che ora condividiamo con tutti voi...



In questo anno giubilare della misericordia che la Comunità della Repubblica dei Ragazzi, vuole farti giungere questo messaggio di amore e di speranza. Conosciamo la tua storia, le tue fatiche, le tue miserie e debolezze, i tuoi progetti e i tuoi sogni ma soprattutto la tanta strada che stai percorrendo per trovare quella vita vera e realizzata. Ed è così che questo tempo di grazia invita te, caro giovane, a riprenderti la vita, a farla vivere. Fai respirare il profumo della tua bellezza. Non preoccuparti se ti considerano perso. Anche se sei il “peggio”, puoi divenire il “meglio”. Più ti dicono che sei perso, più ti puoi ritrovare...
Giovane, alzati e cammina. Alzarti dalle tue sconfitte, dalle tue “morti”, alzarti dai tuoi pesi, che ti attende il Signore della Misericordia, il Dio dell’amore e il suo amore è misericordia. Il cuore di Dio che si apre sulla tua vita, riversando tutto l’amore di cui hai bisogno. E l’amore che Dio ti dona è un amore che ti rinnova, che fa grande la tua vita, che ricrea il tuo cuore. Ed è un amore che sazia la tua “fame” e disseta le tue arsure.
Dio ama e perdona. L’amore di Dio è in ebraico rahamim, cioè “viscere”, richiama in particolare il grembo materno, ci fa comprendere l’amore di Dio per il suo popolo come quello di una madre per il suo figlio. Così ce lo presenta il profeta Isaia: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). L’amore del padre è fedele e perdona sempre un figlio pentito.
Dio non ti dimentica, il Padre non ti abbandona mai. E’ un padre paziente, ti aspetta sempre! Rispetta la tua libertà, ma rimane sempre fedele. E quando ritorni a Lui, ti accoglie come figlio, nella sua casa, perché non smette mai, neppure per un momento, di aspettarti, con amore. E il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna. E’ in festa perché è gioia. Dio ha questa gioia, quando uno di noi peccatore va da Lui e chiede il suo perdono.
E tu, caro giovane, hai mai sentito posare su di te questo sguardo d’amore infinito, che al di là di tutti i tuoi peccati, limiti, fallimenti, continua a fidarsi di te e guardare la tua esistenza con speranza? Sei consapevole del valore che hai al cospetto di un Dio che per amore ti ha dato tutto? Come ci insegna san Paolo, «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5, 8).
È il peccato che ti fa cadere, che ti fa perdere il senso della vita, che ti fa cadere nel nulla. Il peccato ti porta a vivere fuori dall’amore di Dio. Ma Dio è come un padre buono, rispetta le decisioni dei suoi figli. Non si offende quando uno di loro va via di casa. Con tristezza lo vede partire da casa, ma non lo dimentica mai. Quel figlio potrà sempre tornare a casa senza alcun timore. Molti oggi vogliono vedersi liberi da Dio, essere felici senza la presenza di un Padreterno al loro orizzonte. Dio deve scomparire dalla società e dalle coscienze. E, come accade nella parabola, il Padre resta in silenzio. Dio non costringe nessuno. Il figlio se ne va in «un paese lontano». Ha bisogno di vivere lontano da suo padre e dalla sua famiglia. Il padre lo vede partire, ma non lo abbandona; lo accompagna il suo cuore di padre; starà ad aspettarlo ogni mattina. La società moderna si allontana sempre più da Dio, dalla sua autorità, dal suo ricordo... Ma Dio non ci è forse vicino mentre lo andiamo perdendo di vista? Presto il figlio si dà a una «vita disordinata». Il termine originale non suggerisce solo un disordine morale, ma un’esistenza nociva, sconvolta, caotica. In poco tempo, la sua avventura comincia a trasformarsi in dramma. Sopraggiunge una «grande carestia» e sopravvive solo pascolando i porci, come schiavo di un estraneo. Le sue parole rivelano la sua tragedia: «Io qui muoio di fame!».
Il vuoto interiore e la fame di amore possono essere i primi segni della nostra lontananza da Dio. Non è facile il cammino verso la libertà. Che cosa ci manca? Che cosa potrebbe riempire il nostro cuore? Abbiamo quasi tutto: perché proviamo tanta fame?


Il giovane «ritornò in sé» e, scavando nei proprio vuoto, ricordò il volto di suo padre, associato all’abbondanza di pane: in casa di mio padre «hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!». Dentro di lui nasce il desiderio di una libertà nuova insieme al padre. Riconosce il suo errore e prende una decisione: «Mi alzerò e andrò da mio padre». Ma noi ci mettiamo in cammino verso Dio, nostro Padre? Quando un giorno lo vede venire affamato e umiliato, il padre ne «ha compassione», perde il controllo e corre incontro al figlio.
Si dimentica della propria dignità di «signore» della famiglia, e lo abbraccia e bacia con affetto come una madre. Interrompe la confessione del figlio per evitargli altre umiliazioni. Ha già sofferto abbastanza. Non ha bisogno di spiegazioni per accoglierlo come figlio. Non gli impone nessun castigo. Non esige da lui un rituale di purificazione. Non sembra avvertire neppure la necessità di manifestargli il suo perdono. Non ce n’è bisogno. Non ha mai smesso di amarlo. Ha sempre cercato il meglio per lui. Lui stesso si preoccupa che il figlio si senta di nuovo bene. Gli regala l’anello della casa e il vestito migliore. Offre una festa a tutto il villaggio. Ci saranno banchetti, musica e balli. Insieme al padre, il figlio deve conoscere la bella festa della vita, non il falso divertimento che cercava tra le prostitute pagane.
Il figlio, per Dio, vale molto di più delle proprie debolezze e delle proprie fragilità, così come noi tutti valiamo molto di più anche dei nostri successi e delle nostre conquiste.
Siamo tutti fatti per grandi cose anche se in questo momento magari non sappiamo ancora in che modo le compiremo. Qui risiede il fascino della vita, nella scoperta di come il Mistero della realtà ci chiama a collaborare e a contribuire al compimento del tutto, alla bellezza del cosmo. Siamo una piccola cosa, ma siamo chiamati ad un compito. Che bello diventa alzarsi al mattino quando cresce questa consapevolezza.
Come si può far qualcosa di grande nella vita?
In primo luogo per fare qualcosa di grande dobbiamo amare il desiderio che è in noi, il sogno che ha il bambino. Scrive Antoine de Saint Exupery: “La torre, la roccaforte o l’impero crescono come l’albero. Esse sono manifestazioni della vita in quanto è necessario che ci sia l’uomo perché nascano. E l’uomo crede […] che la ragione governi la costruzione delle sue pietre, quando invece la costruzione con quelle pietre è nata dapprima dal suo desiderio. La roccaforte è racchiusa in lui, nell’immagine che porta nel cuore, come l’albero è racchiuso nel seme. […] Perché voi non spiegate l’albero se mettete in evidenza l’acqua che ha succhiato, i succhi minerali che ha assorbito e il sole che gli ha prestato la sua forza”.
In secondo luogo dobbiamo far fruttare i nostri talenti. Comprendere se stessi significa comprendere in primo luogo due cose: i propri talenti e il proprio compito. Non conoscere i propri talenti o non utilizzarli significa perderli. Viceversa, scoprirne anche uno solo e far sì che dia frutto è molto più proficuo che possederne tanti senza adoperarli. Il papa S. Giovanni Paolo II dice: «Ad ogni uomo è affidato il compito di essere artefice della propria vita: in un certo senso, egli deve fame un’opera d’arte, un capolavoro».
In terzo luogo dobbiamo essere vigili per cogliere gli indizi e i segni con cui la realtà ci chiamerà: quella sarà la nostra vocazione. Al riguardo quando Madre Teresa di Calcutta chiese al padre spirituale come avrebbe riconosciuto la propria vocazione, si sentì rispondere: «Lo saprai dalla tua felicità interiore. La profonda letizia del cuore è la bussola che indica il sentiero da seguire». Non si può mentire a se stessi, non si può mentire sulla propria felicità. Solo uno sguardo puro e un indomito desiderio di felicità permettono di rimanere attenti agli indizi e ai segni che arrivano dalla realtà in cui il Mistero opera e ci chiama ad aderire. La vita diventa così assunzione di responsabilità, compito, un “prendersi cura di”. La vita diventa allora bella, perché sarà una continua scoperta. La strada che percorreremo ci sorprenderà, perché ci mostrerà paesaggi e mete che supereranno ogni nostra aspettativa.
A noi spetterà solo di lasciarci sorprendere dalla vita, dal dono immenso che è un cuore che palpita. Ci siamo, avremmo potuto non esserci. Qualcuno ci ha voluto in un atto d’amore.
La gratitudine è il sentimento che dovrebbe albergare nel nostro cuore: grati perché cresciamo, perché papà e mamma ci hanno desiderato e accompagnato nella vita, perché il Signore ha pensato per noi a un popolo di amici che ci ricordi che Lui è sempre con noi.
Ma allora cosa significa già fin da ora (per non aspettare il domani) far qualcosa di grande nella vita? In ogni momento c’è una scelta, quella tra vivere o esistere, quella tra essere uomini e protagonisti o sopravvivere, quella tra domandare o non desiderare nulla, tra veleggiare o galleggiare, tra aderire al bene che incontriamo o rimanere inerti e pigri.
Scrive Testori: “Cari, ragazzi!! […] ecco, ovunque, sull’immensità sterminata della terra, può nascere, sempre, qualcosa come un chiarore, una luce, un’alba… Non solo a voi, ma a tutti, cosa si può dire… se non che, superata questa lunghissima prova, potete andar pel mondo, costruire altrettante compagnie, diventar, ecco, voi stessi maestri… Ve n’è bisogno. … Se, poi, nella vita o qui, sulla scena incontrerete, com’è giusto, difficoltà, dolori, ansie, problemi, battete alla porta della speranza. Battete con volontà, con forza, con amore alla porta della speranza. Lei, v’aprirà”.
Caro figlio o figlia che leggi questo messaggio ovunque tu sia, sii strumento di creazione di un luogo di nuova umanità grazie a quel vero e a quel bello che il Dio della misericordia ha seminato dentro di te.



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